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	<title>Il silenzioso deserto dell&#039;esistenza solitaria</title>
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		<title>Mettiamo i puntini sul 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 17:44:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dionisio Orunitia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vediamo di mettere i puntini su questo 2011 musicale. Premetto che non ho avuto modo di sentire molti dischi, e che in ogni caso ho trascurato molti generi dedicandomi quasi esclusivamente al black metal e al post rock (due mondi quasi diametralmente opposti, ma qui ci sarebbe da aprire una parentesi troppo lunga&#8230;) dunque quanto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dionisioorunitia.wordpress.com&amp;blog=7818671&amp;post=408&amp;subd=dionisioorunitia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vediamo di mettere i puntini su questo 2011 musicale. Premetto che non ho avuto modo di sentire molti dischi, e che in ogni caso ho trascurato molti generi dedicandomi quasi esclusivamente al black metal e al post rock (due mondi quasi diametralmente opposti, ma qui ci sarebbe da aprire una parentesi troppo lunga&#8230;) dunque quanto scriverò sarà basato esclusivamente sulle esperienze personali.</p>
<p><strong>Le sorprese. </strong>Tre nomi, ma che nomi! In primis, in ambito black metal, i <strong>Blut Aus Nord</strong>, capaci di realizzare una doppietta micidiale nell&#8217;arco di una decina di mesi se non di meno, e il terzo episodio deve ancora arrivare<strong>. </strong>Spostandoci al post rock, gli <strong>Sleepmakeswaves</strong> hanno dato vita, con &#8216;&#8230;And So We Destroyed Everything&#8217;, ad un lavoro decisamente più ispirato dei precedenti. Mi ero promesso di scrivere qualche riga in proposito, spero di farlo quanto prima. Per concludere tornando al metal, i <strong>Machine Head</strong>; sorpresa per me, non certo per chi li conosce da anni. Ma, a fronte di una proposta che non mi ha mai attirato più di tanto, il nuovo &#8216;Unto The Locust&#8217; è una vera macchina da demolizione. Potrei poi aggiungere due nomi dal panorama italiano: <strong>Ghostrider </strong>e <strong>Crown Of Autumn</strong>. Trovate su <a href="http://www.italiadimetallo.it">Italia di Metallo</a> ulteriori dettagli.</p>
<p><strong><span id="more-408"></span>Le conferme.</strong> Conferma ad altissimo livello per gli <strong>Wolves In The Throne Room</strong>, che ancora non hanno cannato un colpo. Dispiace rilegarli &#8220;solo&#8221; nelle conferme, ma di certo non si può parlare di sorpresa dato il livello qualitativo a cui ci hanno sempre abituati. Sul fronte post rock non deludono i <strong>Maybeshewill</strong>, probabilmente una delle fonti d&#8217;ispirazione primaria degli Sleepmakeswaves di cui parlavo poco sopra. &#8216;I Was Here For A Moment, Then I Was Gone&#8217; prosegue coerentemente col resto della discografia, abbandonando forse definitivamente gli elementi più sperimentali e puntando sulla dolcezza e sulla morbidezza. Conferma infine, ma in senso negativo, per <strong>Burzum. </strong>Esce di galera e dà vita ad un lavoro che, passata l&#8217;euforia del momento, si rivela per quello che è: un disastro. Non contento del flop di &#8216;Belus&#8217; torna un anno dopo con &#8216;Fallen&#8217;; dunque, resosi conto dell&#8217;oscenità commessa, tenta di risalire la china riregistrando pezzi vecchi. Una sola parola: finito.</p>
<p><strong>Le delusioni.</strong> Spiegato sopra perché <strong>Burzum</strong> vada ritenuto una conferma più che una delusione, restano i <strong>Queensryche</strong>. Rilanciatisi tra il 2006 e il 2009 con due album comunque validi, sono sprofondati nel baratro più totale con l&#8217;ultimo &#8216;Dedicated To Chaos&#8217;. La dedica prima dei titoli di coda?</p>
<p><strong>Il limbo.</strong> Ad affollarlo, tutti quegli album che hanno un sapore insipido, o a cui non ho ancora saputo dare una collocazione ben definita. A far compagnia agli <strong>Agalloch</strong>, inseriti nel limbo con quel &#8216;Marrow Of The Spirit&#8217; del 2010 che ancora non so se etichettare come un passo in avanti o come due all&#8217;indietro, vanno ora i <strong>Taake</strong>, con un &#8216;Noregs Vaapens&#8217; che li risolleva parzialmente rispetto all&#8217;album omonimo, ma che rimane anni luce lontano dai fasti dei tempi che furono. Limbo anche per gli <strong>Ulver</strong>: non perché &#8216;Wars Of The Roses&#8217; non sia bello, ma semplicemente perché non so quanto possano ancora avere di nuovo da dire, dopo una onoratissima carriera in cui hanno sperimentato lo sperimentabile. &#8216;Perdition City&#8217; è datato 10 anni ma suona ancora futuristico, il nuovo lavoro invece ha meno di un anno di vita eppure sembra già antico; perché, forse, più che una conferma è un&#8217;autocelebrazione. Chiudono i <strong>Necrodeath</strong>, da sempre a mio avviso fautori di una musica anonima che ha avuto alti e bassi. &#8216;Idiosincrasy&#8217; si candida come alto (che l&#8217;esperienza Ghostrider abbia giovato?) ma ha ancora delle ali troppo piccole per spiccare il volo.</p>
<p><strong>Il podio.</strong> Se guardiamo alle band, sul gradino più alto salgono i<span style="color:#cc9933;"> <strong>Blut Aus Nord</strong></span>: un uno-due del genere vale infatti la vetta, e oltretutto non è finita qua. Seguono a distanza ravvicinata gli <span style="color:#c0c0c0;"><strong> Wolves In The Throne Room</strong></span>, e se andiamo a vedere i singoli album l&#8217;ordine avrebbe potuto invertirsi. Podio monopolizzato come album, ma c&#8217;è ancora spazio per una band, e qua la scelta è ardua. Forse si può assegnare il terzo posto ai <span style="color:#a0522d;"><strong>Machine Head</strong></span>, ma non sarebbero gli unici a meritarlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Salvo capovolgimenti di fronte dell&#8217;ultima ora, questo è quanto. Vediamo cosa ci riserva poi il 2012&#8230;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/dionisioorunitia.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/dionisioorunitia.wordpress.com/408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/dionisioorunitia.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/dionisioorunitia.wordpress.com/408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/dionisioorunitia.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/dionisioorunitia.wordpress.com/408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/dionisioorunitia.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/dionisioorunitia.wordpress.com/408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/dionisioorunitia.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/dionisioorunitia.wordpress.com/408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/dionisioorunitia.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/dionisioorunitia.wordpress.com/408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/dionisioorunitia.wordpress.com/408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/dionisioorunitia.wordpress.com/408/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dionisioorunitia.wordpress.com&amp;blog=7818671&amp;post=408&amp;subd=dionisioorunitia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>E fu cosi che i Blut Aus Nord fecero doppietta&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 13:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dionisio Orunitia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non gli bastava la candidatura a miglior album del 2011 in campo black metal: i Blut Aus Nord hanno voluto strafare, piazzando un altro lavoro sul podio; e se non posso dire &#8220;monopolizzando le prime due posizioni&#8221; è solo perché tali Wolves In The Throne Room hanno silenziosamente dichiarato battaglia da oltreoceano, dando vita a quel &#8216;Celestial Lineage&#8217; che indubbiamente se la gioca. Tutti gli altri sono più in basso: i Craft si sono confermati a ottimi livelli qualitativi, ma restano giusto al di sotto dei tre fatidici gradini; i Taake hanno tentato di rispondere alla marea di critiche piovute ultimamente (almeno da parte mia) uscendo con un buon disco, indubbiamente migliore del precedente ma non certo ai livelli della Trilogia.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.metal-archives.com/images/3/1/5/5/315556.jpg?3400" alt="" width="280" height="280" />E invece i Blut Aus Nord, zitti zitti, hanno fatto doppietta nel giro di un anno. Si sapeva già che <a href="http://dionisioorunitia.wordpress.com/2011/03/28/777-sects-il-nuovo-album-dei-blut-aus-nord" target="_blank">&#8216;Sects&#8217;</a> sarebbe stato il primo capitolo di una Trilogia (parola, quest&#8217;ultima, tutt&#8217;altro che rara in ambito black); certo non si sapeva che l&#8217;attesa per il secondo episodio sarebbe stata così breve. Personalmente, da quando scrissi in proposito è calata l&#8217;esaltazione, l&#8217;euforia della novità; non è cambiato però il mio giudizio sull&#8217;album. Anzi, ho lentamente iniziato a rivalutare anche le fasi discografiche precedenti, arrivando finalmente a comprendere a fondo- e, dunque, apprezzare- quella perla nera che porta il nome di &#8216;The Wotk Which Transforms God&#8217;, lucente nella sua opacità, accogliente nella sua ruvidità.<br />
<span id="more-401"></span><br />
Da quando hanno abbandonato la strada atmosferico-sinfonica (se cosi possiamo definirla) dei primi lavori, optando per sonorità indubbiamente meno accessibili ma sicuramente originalissime, i nostri francesini hanno creato un vero e proprio marchio di fabbrica, un suono riconoscibile fin dai primissimi istanti. Da allora c&#8217;è stata qualche variazione sul tema, ma la ricetta di fondo non è mai cambiata: è grazie a questo fatto che oggi ne parlo come una delle top band nel panorama black mondiale. Negli anni in cui i Darkthrone si danno al crust punk, Burzum esce di galera e decanta al mondo di essere l&#8217;unico vero blackster salvo poi uscire con due dischi che definire strazianti è fargli un complimento, i Satyricon diventano dei frocetti modaioli coi capelli laccati (ogni riferimento al video di &#8216;Black Crow On A Tombstone&#8217; non è puramente casuale) ed i Mayehm dopo lustri passati a sgozzare teste di mucca si rendono (giustamente) conto che l&#8217;unico modo per tornare una band valida è stravolgere la formazione a metà tra passato e futuro, cacciando gli elementi disturbatori (non ho mai tollerato né Maniac né- soprattutto- Blasphemer) e mettendosi a fare gli onesti operai- a buoni livelli, certo, ma anni luce lontani (discograficamente parlando) dal fantasma dei tempi che furono- non resta veramente che sperare in chi non ha mai gradito più di tanto i riflettori, ed ha costruito la propria carriera su un&#8217;onestissima serie di dischi dedicati ad una fetta di pubblico molto ristretta ma da essa recepiti molto molto bene.</p>
<p>Coerenza, idee chiare e nessun compromesso: queste le parole chiave. Il secondo episodio di &#8217;777&#8242;, intitolato &#8216;The Desanctification&#8217;- preso da tanti ragionamenti mi stavo pure scordando di dirlo- non si distacca di un millimetro dal suo predecessore &#8216;Sects&#8217;, tanto che anche i titoli ripartono da dove si erano interrotti: si parte da &#8216;Epitome VII&#8217;, per finire con &#8216;Epitome XIII&#8217;. Persino la copertina si richiama alla stessa simbologia: quelle forme miste di triangoli e cerchi così adatte a descrivere la musica dei Blut Aus Nord, elegante nella sua regolare spigolosità, rotonda nelle sue allucinanti psichedelie.</p>
<p>C&#8217;è poco altro da dire. Salvo clamorosi ribaltoni- ben improbabili visto che alla fine dell&#8217;anno manca meno di un mese- la mia top 3 dell&#8217;anno è ormai nitidamente definita; mi resta solo da capire quale gradino vada ad occupare questa nuova uscita. Certo è, comunque, che il più alto è una lotta a due tra due band tanto distanti come proposta musicale quanto simili come attitudine e caratteristiche. È una lezione che America e Francia stanno dando alla Norvegia, signori. E che lezione.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/dionisioorunitia.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/dionisioorunitia.wordpress.com/401/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/dionisioorunitia.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/dionisioorunitia.wordpress.com/401/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/dionisioorunitia.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/dionisioorunitia.wordpress.com/401/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/dionisioorunitia.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/dionisioorunitia.wordpress.com/401/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/dionisioorunitia.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/dionisioorunitia.wordpress.com/401/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/dionisioorunitia.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/dionisioorunitia.wordpress.com/401/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/dionisioorunitia.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/dionisioorunitia.wordpress.com/401/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dionisioorunitia.wordpress.com&amp;blog=7818671&amp;post=401&amp;subd=dionisioorunitia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>&#8230; Eroi interrotti&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 19:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dionisio Orunitia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Introspezione]]></category>
		<category><![CDATA[incidente sepang]]></category>
		<category><![CDATA[marco simoncelli]]></category>
		<category><![CDATA[simoncelli]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#8220;Vivere per niente o morire per qualcosa &#8230;&#8221; &#160; &#160; &#160; Morire per qualcosa. Credo che niente spieghi meglio quello che ho dentro oggi. Chiariamo subito: trovo quantomeno ipocrita tutta la gente che, scoperto l&#8217;accaduto, ha iniziato a piangere sconforto ai quattro venti; per il semplice motivo che molti di costoro non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dionisioorunitia.wordpress.com&amp;blog=7818671&amp;post=374&amp;subd=dionisioorunitia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><img class="alignleft" src="http://a1.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/183226_198530613500194_123137457706177_732850_8362924_n.jpg" alt="" width="296" height="308" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8220;Vivere </em></p>
<p><em>per niente</em></p>
<p><em>o morire</em></p>
<p><em>per qualcosa</em></p>
<p><em>&#8230;&#8221;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p>Morire per qualcosa. Credo che niente spieghi meglio quello che ho dentro oggi. Chiariamo subito: trovo quantomeno ipocrita tutta la gente che, scoperto l&#8217;accaduto, ha iniziato a piangere sconforto ai quattro venti; per il semplice motivo che molti di costoro non riflettono su quello che può significare una cosa simile. E non sapete quanto mi scoccia entrare in punta di piedi in mezzo a questa ipocrisia generale ma, datemi del presuntuoso, io credo di avere qualcosa di più per &#8220;sentire&#8221; questa situazione.</p>
<p style="text-align:center;"><em>Preferisco sacrificare la vita che ho per vivere la vita che voglio, piuttosto che sacrificare la vita che voglio per vivere la vita che ho</em></p>
<p style="text-align:left;"><span id="more-374"></span>Tante volte mi sono chiesto quando tutto questo finirà, e <em>come</em> finirà. Che ne sarà della mia vita quando non potrò più viverla in questo modo. E se forse non sarebbe meglio se tutto finisse di colpo, chiudendo gli occhi sopra quelle quattro ruote che trascinano in qua e in là il mio cuore.</p>
<p style="text-align:left;">Per questo Ti sento tanto vicino. Perché i Tuoi occhi si sono chiusi sopra le due ruote due portavano a spasso il Tuo cuore. Perché hai dato la vita che avevi, ma almeno hai vissuto quella che volevi.</p>
<p style="text-align:left;">Non griderò al cielo che sei un campione, che ho sempre fatto il tifo per te, che avresti vinto un mondiale, un giorno. Non l&#8217;ho mai detto, né lo dirò oggi, scusami ma voglio essere sincero. Ma per me, da oggi, sei un Eroe. Un Eroe sepolto sotto il Suo sogno più grande.</p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;"><em>&#8220;So this is goodbye</em></p>
<p style="text-align:left;"><em>I take leave of you and</em></p>
<p style="text-align:left;"><em>Spread your wings and you will fly</em></p>
<p style="text-align:left;"><em>away now&#8230;&#8221;<br />
</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:center;"><em>&#8230;ciao, Marco</em>&#8230;</p>
<p style="text-align:left;"><img class="aligncenter" src="http://www.derapate.it/wp-galleryo/marco-simoncelli-patente/simoncelli-mani.jpg" alt="" width="450" height="320" /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:right;"><em><br />
&#8220;Va la mente, sogna<br />
Un&#8217;autostrada percorsa da<br />
Una moto che,<br />
Dentro il suo corpo<br />
Ha ferro e fuoco<br />
E una voglia di scappare</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>La mente sogna e non si stanca</em><br />
<em> Percorre mille strade che</em><br />
<em> Il tuo sorriso, sei molto bella</em><br />
<em> Sembri una stella su nel cielo</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>Sognerai finche lo vorrai</em><br />
<em> Sì lo so ci riuscirai per te</em><br />
<em> Oh ! Per te, solo per te</em><br />
<em> E correrai più forte ancora</em><br />
<em> E viaggerai per strade ora</em><br />
<em> Pianure verdi dentro te</em><br />
<em> Per laghi immensi vai</em><br />
<em> Nel cielo tornerai</em><br />
<em> Soltanto coi pensieri tuoi&#8221;</em></p>
</blockquote>
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		<title>Cronache di un (ormai meno) disastroso avanzamento di sistema, pt.2</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 12:23:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dionisio Orunitia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo la cronaca da dove l&#8217;avevo lasciata ieri sera, ossia dall&#8217;ennesimo disastro, con Unity che non funzionava più. &#8220;Assurdo&#8221;, penso.</p>
<p><em>Ennesimo tentativo. </em>Provo ad accedere con l&#8217;account di mio padre, e Unity funziona; roba di impostazioni, dunque. Cerco qualcosa su internet, e provo il comando <em>unity &#8211;reset</em>: la prima volta funziona e il menu ricompare, la seconda no. E nemmeno le successive: il comando non termina l&#8217;esecuzione, e se annullo con CTRL-C va tutto a quel paese e nemmeno lo spegnimento funziona più. Robe da chiodi.</p>
<p><em><span id="more-364"></span>Enne-più-un-esimo tentativo. </em>Riinstallo Gnome Shell, e con l&#8217;account di mio padre anche quella va. A questo punto non c&#8217;erano più dubbi: il problema era in qualche impostazione personale, e dove cercarla se non nella mia cartella home? Torno su xfce, faccio qualche bella copia di backup e inizio a cancellare cartelle del tipo <em>.compiz*</em>, <em>.config*</em>, <em>.gconf*</em> oppure <em>.gnome*</em>; riloggo e Gnome Shell va, Unity anche. Pura formalità, a questo punto, riaggiungere cartelle fino a scoprire l&#8217;effettivo colpevole (non vorrei dire una stronzata, visto che non mi ricordo molto bene, ma mi pare che alla fine fosse colpa di <em>.gconf</em>).</p>
<p><em>Siamo (quasi) alla fine, alleluja. </em>A questo punto iniziare a personalizzare il DE non è altro che simpatica ordinaria amministrazione. Certo, se mi fossi accontentato subito di Gnome Shell tutto questo non sarebbe successo, ma ormai&#8230; Per il futuro credo che approfondirò l&#8217;utilizzo di Gnome Shell quando non avrò nulla di importante da fare (ebbene sì, mi piacciono da morire le grafiche fighe) mentre quando sarò al pc per scopi seri o pseudo tali (tipo cose che prevedono la gestione di più di tre finestre contemporanee) tornerò su xfce per avere tutto a portata di clic senza dover rincorrere le applicazioni in giro per i desktop.</p>
<p>Adesso, comunque, il mio pc appare più o meno così:</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://img836.imageshack.us/img836/7535/schermatadel20111021140.png" target="_blank"><img class="aligncenter" src="http://img836.imageshack.us/img836/7535/schermatadel20111021140.png" alt="" width="500" height="400" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://img23.imageshack.us/img23/7535/schermatadel20111021140.png" target="_blank"><img class="aligncenter" src="http://img23.imageshack.us/img23/7535/schermatadel20111021140.png" alt="" width="500" height="400" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/dionisioorunitia.wordpress.com/364/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/dionisioorunitia.wordpress.com/364/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/dionisioorunitia.wordpress.com/364/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/dionisioorunitia.wordpress.com/364/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/dionisioorunitia.wordpress.com/364/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/dionisioorunitia.wordpress.com/364/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/dionisioorunitia.wordpress.com/364/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/dionisioorunitia.wordpress.com/364/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/dionisioorunitia.wordpress.com/364/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/dionisioorunitia.wordpress.com/364/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/dionisioorunitia.wordpress.com/364/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/dionisioorunitia.wordpress.com/364/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/dionisioorunitia.wordpress.com/364/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/dionisioorunitia.wordpress.com/364/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dionisioorunitia.wordpress.com&amp;blog=7818671&amp;post=364&amp;subd=dionisioorunitia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cronache di un (disastroso) avanzamento di sistema</title>
		<link>http://dionisioorunitia.wordpress.com/2011/10/20/cronache-di-un-disastroso-avanzamento-di-sistema/</link>
		<comments>http://dionisioorunitia.wordpress.com/2011/10/20/cronache-di-un-disastroso-avanzamento-di-sistema/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 18:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dionisio Orunitia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[compiz]]></category>
		<category><![CDATA[gnome]]></category>
		<category><![CDATA[gnome shell]]></category>
		<category><![CDATA[lxde]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu 11.10]]></category>
		<category><![CDATA[unity]]></category>
		<category><![CDATA[upgrade]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo lungo tempo, finalmente torno a scrivere qualcosa di serio che non riguarda la musica. La causa scatenante è un disastroso avanzamento della mia ormai consolidata Ubuntu alla versione 11.10. Come gli utenti di questo sistema ben sanno, già con la 11.04 era stata introdotta Unity al posto di Gnome, ma era ancora possibile mantenere [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dionisioorunitia.wordpress.com&amp;blog=7818671&amp;post=349&amp;subd=dionisioorunitia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo lungo tempo, finalmente torno a scrivere qualcosa di serio che non riguarda la musica. La causa scatenante è un disastroso avanzamento della mia ormai consolidata Ubuntu alla versione 11.10. Come gli utenti di questo sistema ben sanno, già con la 11.04 era stata introdotta Unity al posto di Gnome, ma era ancora possibile mantenere quest&#8217;ultima; e così avevo fatto, visto che i miei primissimi- nonché isolati- tentativi di usare il nuovo DE si erano rivelati quantomeno fallimentari: una bella grafica, ok (ma funzionante bene solo con schede video aventi un minimo di qualità), ma decisamente poco funzionale e molto cervellotica. Senza pormi troppo il problema ero tornato a Gnome classico.</p>
<p>Ma con l&#8217;avanzamento alla 11.10 qualcosa cambia. Troppi pacchetti del tipo <em>gnome*</em> erano marcati per la rimozione per poter sperare che Gnome rimanesse presente senza colpo ferire: e infatti via tutto, resta solo Unity (affiancato oltretutto da una scialba versione 2D per gli utenti non dotati di scheda video decente). &#8220;Magari è migliorata&#8221;, spero. Invece no. Saranno paranoie mie, ma io ho bisogno di vedere dove sono le varie cose che apro, di poterle spostare, ma soprattutto di avere a portata di mano sia i bottoni per minimizzare, massimizzare, chiudere sia il menu principale. E invece no. Il menu è sostituito da un&#8217;oscena deck laterale a comparsa/scomparsa, in cui oltretutto non scegli te le applicazioni visibili, ma compaiono secondo un&#8217;improbabile scelta di sistema; e i pulsanti per la gestione delle finestre vanno a (con)fondersi tristemente con la barra superiore. Un&#8217;oscenità. Qualcuno ha pensato di sviluppare un&#8217;applicazione che permette di tornare al menu classico mediante un&#8217;icona, ma non basta. Non basta.</p>
<p><span id="more-349"></span><em>Primo tentativo. </em>Installo <em>gnome-session-fallback</em>, che dovrebbe essere praticamente la vecchia gnome. Sì, stocazzo: la grafica fa a dir poco pietà, sembra di stare su Windows ME. Pochissimi temi a disposizione, quasi niente personalizzabile, effetti compiz nemmeno lontanamente presenti (ho scoperto in seguito un modo di farli tornare funzionanti, ma l&#8217;effetto finale era comunque osceno). E un menu nemmeno lontanamente paragonabile a quello vecchio. Funzionale, certo, ma che amarezza&#8230;</p>
<p><em>Secondo tentativo.</em> Installo il tanto decantato <em>gnome-shell</em>. Grafica figa, niente da dire, e principi di funzionamento molto simili a Unity, ma un minimo più utilizzabili. Unico problema: se lascio il mouse fisso sopra qualcosa clicca da solo, ma dopo qualche minuto riesco a risolverlo.<em> &#8220;Chi si contenta gode&#8221;</em>, recita un noto proverbio. E invece non mi sono accontentato, quando invece farlo sarebbe stata probabilmente la scelta migliore della mia vita.</p>
<p><em>Terzo tentativo.</em> Ma certo, la cara vecchia LXDE! Leggera, semplice, elegante, funzionale. La installo al volo, e corro subito a personalizzarla. Esagerando. Sì, perché mettere le mani su compiz è sempre un&#8217;arma a doppio taglio. Ma dopo qualche minuto di aggiustamenti tutto <em>sembra</em> filare liscio: torna il cubo, tornano i desktop multipli, tornano le finestre molleggianti; solo l&#8217;effetto pioggia da qualche problema ma chi se ne frega, lo disattivo e via. Mi diverto per un quarto d&#8217;ora a giocare con le finestre.</p>
<p><em>Ma ecco i problemi&#8230;</em> Riprovo a vedere gli altri DE. Unity funziona, e riesce bene nel tentativo di farmi venire un&#8217;ulcera. Gnome fallback funziona, ma bleah. Gnome Shell crasha: non compare più il menu, solo una barra oscena &#8220;file/modifica/visualizza ecc.&#8221; assolutamente fuori posto e non funzionante. Per riavviare mi tocca staccare l&#8217;alimentazione. Riprovo, stessa scena. Mah. Riprovo lxde, e scopro che sono scomparsi i bordi delle finestre. Tento di smanettare con l&#8217;effetto &#8220;decorazioni finestre&#8221; di compiz, cercando anche info su internet (almeno il menu principale funzionava ancora), ma niente. O vanno le finestre, o va compiz. Tutti e due no. Disattivo compiz come posso, ritento Gnome Shell, ma nessun segno di vita.</p>
<p>Da qua inizia il delirio. Inizio a disinstallare e riinstallare ogni cosa, senza toccare Unity né Gnome Fallback (entrambe funzionanti, con le dovute precauzioni del caso). Niente, nessun cambiamento; anche lxde continua a dare problemi (fortunatamente circoscritti).</p>
<p><em>Ultimo tentativo.</em> Almeno per ora. Esclusa a priori KDE già da qualche anno, non resta che affidarsi a XFCE. Ed è da questa che scrivo adesso. Ci ho smanettato un pò per renderla più gnome-like; adesso ho due barre molto simili a prima, ho rimesso nautilus al posto di thunar, e altre cose simili. Posso ritenermi quantomeno sollevato, perché ho nuovamente un pc utilizzabile che sia anche un minimo guardabile. Poi c&#8217;è stata la fase di rimozione di tutte le porcate fatte, per quanto possibile, e dei programmi inutili. Ora ho lasciato, oltre a xfce, Unity e Gnome Fallback, il resto (compiz compreso) tutto purgato. Adesso il mio pc appare così:</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://img855.imageshack.us/img855/8564/schermatadel20111020210.png" target="_blank"><img class="aligncenter" src="http://img855.imageshack.us/img855/8564/schermatadel20111020210.png" alt="" width="500" height="400" /></a></p>
<p>Ma da qui all&#8217;essere soddisfatti ce ne passa. Primo, perché XFCE non è certo Gnome, né come grafica né come funzionalità. Secondo, perché ora ho una scheda video che non sfrutto, avendo un desktop più 2D che mai. Terzo, perché non vedo il motivo per cui io dovrei sacramentare due giorni per riavere un pc minimamente decente perché qualcuno ha bellamente deciso di scimmiottare le grafiche di un mac, peraltro fallendo clamorosamente. Già da tempo pensavo che la politica del rilascio di una distro ogni 6 mesi fosse fallimentare, ma ora ne ho la certezza assoluta.</p>
<p><em>Morale della favola.</em> Se avete ubuntu 11.04 <span style="text-decoration:underline;">non</span> fate assolutamente l&#8217;avanzamento, per nulla al mondo, a meno che già non usiate Unity con soddisfazione (mah&#8230;). Personalmente, credo che la mia esperienza con Ubuntu stia per finire qua. Probabilmente riinstallerò la vecchia versione, ripristinando la cara Gnome 2, ma a questo punto si tratterà comunque di una soluzione temporanea. Di certo non ho intenzione di tornare a Windows, e anche l&#8217;ipotesi di passare a Mac mi pare campata in aria. Al momento attuale Debian è il candidato principale, ma non ho ancora preso nessuna decisione ufficiale in merito. Valuterò con calma, sperando che nel frattempo qualcosa migliori nell&#8217;Ubuntu attuale. Ma sarà dura; servirebbe rinnegare radicalmente quanto fatto l&#8217;ultimo anno.</p>
<p><em>Riflettete, riflettiamo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Aggiornamento dell&#8217;ultim&#8217;ora:</strong> non va più nemmeno Unity (stessa scena di Gnome Shell: menu completamente scomparsi). Solo il 2D va ancora&#8230;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/dionisioorunitia.wordpress.com/349/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/dionisioorunitia.wordpress.com/349/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/dionisioorunitia.wordpress.com/349/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/dionisioorunitia.wordpress.com/349/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/dionisioorunitia.wordpress.com/349/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/dionisioorunitia.wordpress.com/349/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/dionisioorunitia.wordpress.com/349/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/dionisioorunitia.wordpress.com/349/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/dionisioorunitia.wordpress.com/349/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/dionisioorunitia.wordpress.com/349/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/dionisioorunitia.wordpress.com/349/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/dionisioorunitia.wordpress.com/349/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/dionisioorunitia.wordpress.com/349/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/dionisioorunitia.wordpress.com/349/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dionisioorunitia.wordpress.com&amp;blog=7818671&amp;post=349&amp;subd=dionisioorunitia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>WOLVES IN THE THRONE ROOM: &#8220;Celestial Lineage&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 12:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dionisio Orunitia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[black metal]]></category>
		<category><![CDATA[celestial lineage]]></category>
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		<description><![CDATA[Dai Lupi norvegesi a quelli americani. È esattamente da quando parlai dell&#8217;ultimo lavoro degli Ulver che trascuro queste pagine, e se adesso riprendo a scrivere qualcosa- comunque in ritardissimo, visto che per ovvi motivi avrei voluto pubblicare questo articolo entro il 13 settembre- è perché gli Wolves In The Throne Room sono tornati con un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dionisioorunitia.wordpress.com&amp;blog=7818671&amp;post=340&amp;subd=dionisioorunitia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dai Lupi norvegesi a quelli americani. È esattamente da quando parlai dell&#8217;ultimo lavoro degli Ulver che trascuro queste pagine, e se adesso riprendo a scrivere qualcosa- comunque in ritardissimo, visto che per ovvi motivi avrei voluto pubblicare questo articolo entro il 13 settembre- è perché gli Wolves In The Throne Room sono tornati con un nuovo album, due anni dopo il &#8216;Black Cascade&#8217; che li aveva definitivamente consacrati all&#8217;interno di un certo tipo di panorama e a poco meno di un anno e mezzo di distanza dall&#8217;ultima calata in Italia. Sono talmente fuori dal mondo, ormai, che è solo per caso- d&#8217;accordo, un caso dal nome Simone- se sono venuto a sapere dell&#8217;uscita di questo prodotto, nonché dell&#8217;imminente nuova data italiana.</p>
<p><img class="alignright" src="http://www.metalkingdom.net/album/cover/d11/48322_wolves_in_the_throne_room_celestial_lineage.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p>Ma veniamo al dunque. Il primo impatto con &#8216;Celestial Lineage&#8217; (questo il titolo scelto dai lupi americani per il loro ritorno) ci mostra ben sette brani, contrariamente ai quattro cui eravamo abituati, e conseguentemente le rispettive durate parzialmente inferiori alla media. Nulla di così anomalo in realtà: due pezzi sono a conti fatti dei (brevi) raccordi strumentali, e dei restanti sono tre quelli che superano i dieci minuti di durata; insomma, qualche piccola variazione sul tema, ma di certo ben lungi dal raggiungere livelli di allarme. Certo, è lecito rimanere dubbiosi (ed io lo ero, constatata anche la tendenza a deludermi dimostrata ultimamente da gran parte dei miei gruppi preferiti, non ultimi i Taake in sede live) e dunque approcciare l&#8217;ascolto in maniera quantomeno cauta. Ma, fortunatamente, la conclusione- sia a caldo che a freddo- non può essere che una: gli Wolves In The Throne Room sono a conti fatti quelli di sempre.</p>
<p><span id="more-340"></span></p>
<p>&#8216;Celestial Lineage&#8217; è sotto certi aspetti il lavoro più autoreferenziale nella carriera della band, e ciò non deve sembrare strano visto che arrivati al quarto appuntamento discografico sulla lunga distanza (a cui occorre aggiungere quantomeno la demo autointitolata e l&#8217;ep &#8216;Malevolent Grain&#8217;) diventa sempre più difficile rinnovarsi mantenendosi al contempo fedeli al proprio sound tipico. Ma gli Wolves hanno saputo pescare da se stessi senza cadere nella ripetizione, dando vita ad un lavoro che mantiene una linea di continuità con il proprio passato più recente pur guardando al futuro con l&#8217;innesto di alcuni elementi che ancora non ci avevano fatto sentire.</p>
<p>Il primissimo impatto con questo nuovo album si concretizza in una rilassata voce femminile con sottofondo puramente atmosferico, ad un attento esame decisamente più improntata sullo stile di &#8216;Cleansing&#8217; che non della più recente &#8216;A Looming Resonance&#8217;; poi un crescendo affidato ad una bella melodia va ad esplodere in tutta la potenza tipica della band. &#8216;Thuja Magus Imperium&#8217;, questo il titolo del brano in questione, sembrerebbe poi andare riallacciarsi allo stile di &#8216;Black Cascade&#8217;, con una struttura incentrata su riffs e vocals molto lineari, se non fosse che quasi subito una chitarra prende di prepotenza il centro della scena e inizia a dettare un andamento melodico portante che ricorda sì i primi lavori ma appare globalmente più elaborato, più corposo, più sognante ed imponente. Degli Wolves In The Throne Room così ispirati non li avevamo mai sentiti, e personalmente è una piacevolissima sorpresa.</p>
<p>Un biglietto da visita talmente valido da mettere parzialmente in ombra il successivo blocco di brani (costituito- per come lo interpreto io- da due intermezzi e dai due pezzi più brevi del lotto). Ma, mentre &#8216;Woodland Cathedral&#8217; è tutto sommato autocitativa e poco più, non facendo altro che riprendere l&#8217;impostazione di quella &#8216;To Reveal&#8217; che apparve come bonus track sull&#8217;edizione in vinile di &#8216;Two Hunters&#8217; ed estendendola con una voce femminile che strizza l&#8217;occhio al sinfonico, un ascolto attento di &#8216;Subterranean Initiation&#8217; rivela una piccola- ma gradita- novità: l&#8217;utilizzo dei synth, seppur ben lungi dall&#8217;essere costante, appare decisamente più massiccio del solito. Uno strumento non più relegato a creare atmosfere di sottofondo in particolari tipologie di song bensì finalmente abilitato anche ad affiancare le chitarre senza per questo togliere loro dignità, specialmente nei momenti di calma in cui il drumming si fa meno martellante: un&#8217;ulteriore tessera di un puzzle che va a collocarsi al proprio posto.</p>
<p>La coppia finale di brani, entrambi sui dieci minuti di durata, ci ripresenta gli Wolves che tutti noi conoscevamo. &#8216;Astral Blood&#8217; è una fusione tutta da scoprire tra il caldo gusto melodico di &#8216;Two Hunters&#8217; e la fredda e razionale linearità di &#8216;Black Cascade&#8217;, in cui arrivano persino a rieccheggiare i Darkestrah di &#8216;Epos&#8217; (nella seconda parte, la fase successiva al break). È interessante notare come la componente evocativo-atmosferica, pur rimanendo fortissima, appaia meno plumbea ed opprimente del solito, facendo filtrare uno spiraglio di luce in mezzo al bosco: è come se la musica si fosse improvvisamente liberata di un gran macigno che la schiacciava. Si richiama a un passato ben meno recente, invece, &#8216;Prayer Of Transformation&#8217;: occorre tornare almeno ai tempi di &#8216;Diadem Of 12 Stars&#8217; per riscontrare analogie compositive, dato che il brano in questione segue un andamento dal ritmo piuttosto lento, con arpeggi di sottofondo e una linea vocale che quando entra in campo sa guadagnare immediatamente il primo piano. L&#8217;atmosfera, tra l&#8217;altro, torna a essere grigia, chiusa, schiacciante: dopo il giorno, la notte; dopo il bianco, il nero.</p>
<p>Ma che di bianco o nero si tratti, i Lupi sanno sempre essere i padroni del territorio, e questo nuovo &#8216;Celestial Lineage&#8217; lo dimostra ancora una volta. Dopo tre album di ottima fattura non è assolutamente facile confermarsi allo stesso livello, e ancor meno ripetersi, ma ora come non mai nessun traguardo sembra essere precluso ai due fratellini americani. Per quel che mi riguarda, abbiamo tra le mani la miglior uscita del 2011 in ambito black metal (vero è che mancano ancora tre mesi alla fine dell&#8217;anno, ma sarà ben difficile che i nomi rimasti in gioco propongano un lavoro in grado di competere).</p>
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		<title>ULVER: &#8220;Wars Of The Roses&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 19:29:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dionisio Orunitia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Solitamente quando esce sul mercato un disco che per me ha una particolare valenza musicale e/o affettiva cerco di pubblicare la recensione prima ancora dell&#8217;uscita ufficiale del medesimo, o al peggio il giorno stesso. Il discorso è completamente diverso se la band in questione sono gli Ulver, e chi conosce gli ultimi episodi dei Lupi norvegesi converrà con me che non è assolutamente possibile tirare fuori pareri affrettati o azzardati. In realtà sono ancora convinto che sia passato troppo poco tempo per poter giudicare coerentemente il nuovo disco, ma forse un minor livello di empatia sviluppata può tradursi in una maggiore obiettività.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://dionisioorunitia.files.wordpress.com/2011/07/ulver_wars_of_the_roses255b1255d.jpg?w=300&#038;h=300" alt="" width="300" height="300" />Da quando hanno lasciato alle proprie spalle la strada del black metal, gli Ulver ci hanno sempre abituato ad un grandissimo polimorfismo; ma, lasciatemelo dire, ciascun disco si è sempre presentato omogeneo al suo interno, imperniato intorno ad un filo conduttore strettamente marcato e definito (certo, uno potrebbe obiettare che trovare un filo conduttore in una follia totale quale &#8216;Perdition City&#8217; è un&#8217;impresa a dir poco ardua, ma l&#8217;impostazione di fondo dei brani rimane sempre pressapoco la stessa). Perché sto facendo questo discorso? Perché quando ha iniziato a girare la prima versione di &#8216;February MMX&#8217;, sebbene si trattasse ancora di un pre-missaggio, in molti- me compreso- hanno iniziato a trarre conclusioni su quello che sarebbe stato l&#8217;indirizzo di &#8216;Wars Of The Roses&#8217;.<br />
<span id="more-324"></span>In realtà per trovare il primo realistico indizio fornitoci dalla band bisogna risalire addirittura al dicembre 2009, quando sul myspace ufficiale venne pubblicata in qualità di anticipazione del nuovo album, allora annunciato con il titolo di &#8216;Psyche&#8217;, una cover di &#8216;I Had Too Much To Dream Last Night&#8217; degli Electric Prunes. Venivano in generale prese le distanze da &#8216;Shadows Of The Sun&#8217;, principalmente per un cantato dal timbro più &#8220;aperto&#8221; e per un&#8217;impostazione globale dai toni più leggeri, dall&#8217;atmosfera meno cupa e opprimente. Certo, non si trattava di una composizione autonoma, ma non dobbiamo scordarci che gli Ulver sono sempre riusciti a piegare anche brani altrui alle proprie esigenze- e credo sia sufficiente citare una certa, irriconoscibilissima &#8216;Solitude&#8217;.<br />
Poi è cambiato il titolo, dapprima in &#8216;Critical Geography&#8217;, e dunque nel definitivo &#8216;Wars Of The Roses&#8217;; e probabilmente sono cambiate anche molte altre cose. È stato tramite un programma radio condotto per l&#8217;occasione dal polistrumentista Daniel O&#8217;Sullivan che, a quel punto, &#8216;February MMX&#8217; ha conosciuto la sua prima diffusione, confermando buona parte delle primissime impressioni- il distacco da &#8216;Shadows&#8217; pareva ora nettissimo- e dando l&#8217;impressione di strizzare ulteriormente l&#8217;occhio a &#8216;Blood Inside&#8217;; e devo confessare che, per quanto il brano nel suo singolo mi fosse piaciuto e non poco, temevo almeno altrettanto un disco che avesse potuto ricalcare- seppur parzialmente e con le dovute precauzioni- quello che io reputo l&#8217;episodio meno interessante della carriera della band.</p>
<p>E invece- oserei dire &#8220;per fortuna&#8221; ma preferisco evitare di sbilanciarmi, sempre in nome di quell&#8217;obiettività che invocavo qualche riga più sopra- questa volta Garm ci ha confezionato uno scherzetto coi fiocchi. Sì, perché la succitata &#8216;February MMX&#8217; non ci incastra veramente nulla con il resto dell&#8217;album; non si tratta neppure del jolly della situazione, come poteva essere &#8216;Nowhere/Catastrophe&#8217;, bensì proprio di un brano totalmente avulso da quella che può, seppur faticosamente e forzatamente, essere individuata come linea generale.</p>
<p>Anzi, diciamola tutta lo scherzo che questa volta Garm ci ha confezionato è più grosso del previsto. Sì, perché ad un primo ascolto &#8216;Wars Of The Roses&#8217; sembrerebbe essere dominato da un complesso polimorfismo divagante, per la prima volta presente a livello di singole song e non di album interi; ma in realtà, tolti il primo e l&#8217;ultimo pezzo, questo disco è in realtà prevedibile e per la prima volta (scusate la ripetizione) veramente niente di nuovo. Il blocco di brani che ha inizio con &#8216;Norwegian Gothic&#8217; e si conclude con &#8216;Island&#8217; è la natural prosecuzione di &#8216;Shadows Of The Sun&#8217;: un discorso che viene ripreso esattamente da dove era stato concluso. Certo, sono presenti delle variazioni sul tema: la più importante è senza orma di dubbio la voce femminile di Siri Stranger in &#8216;Providence&#8217; (l&#8217;unico precedente, fin ora, era stato &#8216;Thieves In The Temple&#8217;), mentre tra quelle secondarie si segnala qualche raro spunto elettronico/cacofonico sulla falsariga di &#8216;Perdition City&#8217;, oppure un basso molto distorto accompagnato da un cantato più &#8220;aperto&#8221; di Garm nella seconda metà di &#8216;England&#8217;; ma la realtà è che a conti fatti nessuna di queste variazioni viene veramente sviluppata in maniera corposa e si finisce sempre per tornare al punto di partenza. In altre parole, <em>per la prima volta la terra è sferica e non piatta</em>: capitan Garm, anziché veleggiare verso l&#8217;infinito, è costretto a girare in tondo.<br />
Un&#8217;altra cosa molto curiosa è che &#8216;Providence&#8217; desta interesse non tanto perché sede unica di un duetto che, a conti fatti, appare un po&#8217; freddo, quanto perché presenta una lunga parte strumentale centrale molto intensa, giocata su un crescendo molto astuto che trova la propria esplosione in un tripudio di suoni; e qua, forse, appare la vera sorpresa nascosta tra le righe: Garm inizia a strizzare l&#8217;occhio al post rock. Niente di particolarmente evidente, ma l&#8217;imprevedibile imprevedibilità dei Lupi potrebbe benissimo portare a seguire quella strada, in futuro.<br />
E tale futuro, ben lungi dall&#8217;apparire troppo lontano, si manifesta sotto il nome di &#8216;Stone Angels&#8217;: quindici minuti basati su di una poesia (con la recitazione a cura di Daniel O&#8217;Sullivan, a quanto mi risulta), con uno sfondo musicale molto variegato che va ad incastrarsi delicatamente con le parole; date le circostanze, non è azzardato fare paragoni con i Godspeed You! Black Emperor di &#8216;Blaise Bailey Finnegan III&#8217;. Ecco, dunque, che quando meno uno se lo aspetterebbe gli Ulver riescono a spiazzare di nuovo, a capovolgere ogni certezza creatasi precedentemente.</p>
<p>Come dobbiamo dunque interpretare questo lavoro, alla luce dei fatti? Sinceramente, non lo so ancora. Credo che, come ogni altro precedente lavoro dei Lupi, soltanto il futuro potrà darci una risposta. All&#8217;ombra del presente, possiamo e dobbiamo accontentarci di ascoltare qualche piccola perla dal valore veramente elevato: e le perla che più splende è senza dubbio &#8216;September IV&#8217;, con una dolce melodia figlia diretta di &#8216;Not Saved&#8217; ed una linea vocale altrettanto dolce, toccante ed intensa, perfettamente intarsiata con le note di piano. Tra i gioielli minori, i diademi che ornano la corona, brillano particolarmente &#8216;England&#8217;, grazie ad una prestazione veramente sugli scudi di Garm (accipicchia che gran voce ha ancora!), e parte della già menzionata e discussa &#8216;Providence&#8217;. Potrei aggiungere migliaia di cose, ma contraddirei- e forse ho già contraddetto- il proposito di mantenermi il più oggettivo e distaccato possibile nell&#8217;approccio di questo lavoro, dunque preferisco chiudere qua il discorso è lasciare che sia la musica a parlare.<br />
Anche perché,<em> il resto è silenzio</em>.</p>
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		<title>QUEENSRYCHE: nuovo album e stato di salute</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 21:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dionisio Orunitia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi ero promesso di scrivere queste righe quando uscì &#8216;American Soldier&#8217;; poi di tempo ne è passato, e finora le uniche righe che ho scritto sul quintetto di Seattle sono rintanate in un live report dell&#8217;esibizione al Pistoia Blues. Ma mi sono reso conto che il tempo è passato solo un paio di giorni or [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dionisioorunitia.wordpress.com&amp;blog=7818671&amp;post=301&amp;subd=dionisioorunitia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ero promesso di scrivere queste righe quando uscì &#8216;American Soldier&#8217;; poi di tempo ne è passato, e finora le uniche righe che ho scritto sul quintetto di Seattle sono rintanate in un live report dell&#8217;esibizione al Pistoia Blues. Ma mi sono reso conto che il tempo è passato solo un paio di giorni or sono, quando girando sul web mi sono imbattuto nella notizia del nuovo album. Forse adesso è veramente venuto il momento di scrivere queste benedette righe, dunque.<br />
Il punto principale è che quello che sto per scrivere sarà necessariamente diverso da quello che avrei scritto un annetto fa, per il semplice motivo che mentre &#8216;American Soldier&#8217; mi aveva tutto sommato convinto, complici alcune song veramente valide, non posso certo dire altrettanto del nuovo &#8216;Dedicated To Chaos&#8217; (uscito, trallaltro, oggi), almeno a fronte di un paio di ascolti tutto sommato distratti.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.rockaction.it/e107_plugins/coppermine_menu/albums/userpics/10002/QueensrycheAmericanSoldier%28500%29.jpg" alt="" width="280" height="280" />Ma andiamo in ordine. Avevo lasciato la discografia dei Queensrÿche con il capolavoro &#8216;Promised Land&#8217; (anzi, a dire il vero avevo pure acquistato &#8216;Tribe&#8217;, rivendendolo poco dopo); poi, incuriosito da varie circostanze, provai ad ascoltare &#8216;Mindcrime II&#8217;, accantonandolo (troppo frettolosamente, visto che lo sto rivalutando). Decisi di ritentare con &#8216;American Soldier&#8217;, e l&#8217;audacia è stata premiata. Fermo restando che il paragone con i lavori antecedenti l&#8217;abbandono di De Garmo non sussiste e non regge, data l&#8217;ormai creatasi differenza abissale a livello stilistico, attitudinale e quant&#8217;altro, il disco in questione è tutto sommato un buon prodotto, per quanto le prime tracce sembrino confermare il contrario. Ennesimo concept album- ma questa volta il protagonista non è più Nikki, bensì un&#8217;anonima figura di soldato lontano da casa, basterebbe un titolo- &#8216;Home Again&#8217;, splendido duetto tra Geoff e sua figlia ricchissimo di emozioni, carico di tutto lo strazio di padre e figlia separati da una guerra infame- per dargli un senso. Ma le perle sono svariate, da una più melodica &#8216;If I Were King&#8217; a una solida e coinvolgente &#8216;Man Down&#8217; (eccelsa qua la prova vocale), senza scordare un altro toccante lento che porta il nome di &#8216;Remember Me&#8217; e che traduce in musica i rimpianti, le scelte errate, la paura di avere sbagliato e la paura di essere dimenticati.<br />
<span id="more-301"></span><br />
<img class="alignright" src="http://www.losgrilloscollective.com/wp-content/uploads/2011/06/queensryche-dedicated-to-chaos.jpg" alt="" width="287" height="287" />Purtroppo tutte queste impressioni positive vengono spazzate via non appena parte l&#8217;ascolto di &#8216;Dedichated To Chaos&#8217;. I pezzi hanno realisticamente poco tiro, non perché siano arrangiati o suonati o ancora cantati male, bensì perché appaiono proprio vuoti, privi di idee, privi di tutto quello che ha permesso alla band di distinguersi in tutti questi anni; e questo discorso si estende sia ai brani più lenti e melodici che a quelli più ritmati e aggressivi. Del sound originario resta ormai ben poco, tanto che i Queensrÿche sembrano qua poco più di una band esordiente senza arte ne parte, di quelle che in ogni pezzo ci senti un&#8217;influenza diversa senza però riuscire a tirarne fuori un&#8217;identità completa, coerente, omogenea. Aggiungerei che i pezzi proposti sono 16 (quattro dovrebbero essere bonus track, ma non si capisce molto bene), per ben più di un&#8217;ora di durata, ed è veramente difficile ascoltare per così tanto tempo un prodotto poco ispirato. Non cito una canzone piuttosto che un&#8217;altra perché la qualità si mantiene- purtroppo- pressoché omogenea su livelli non certo eccellenti. Per dirla in altri termini, <em>sembrerebbe quasi che De Garmo avesse nuovamente abbandonato il gruppo&#8230;</em></p>
<p>Insomma, se poco più di un anno fa dicevo &#8220;bentornata Regina&#8221;, a fronte sia di una doppietta di album validi sia di una coraggiosa ma intensa prestazione live, adesso forse è il caso che la Regina abdichi, piuttosto che rimanere schiacciata dal peso della propria corona.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Forse, questa volta, il Reich è davvero terminato&#8230;</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/dionisioorunitia.wordpress.com/301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/dionisioorunitia.wordpress.com/301/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/dionisioorunitia.wordpress.com/301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/dionisioorunitia.wordpress.com/301/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/dionisioorunitia.wordpress.com/301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/dionisioorunitia.wordpress.com/301/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/dionisioorunitia.wordpress.com/301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/dionisioorunitia.wordpress.com/301/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/dionisioorunitia.wordpress.com/301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/dionisioorunitia.wordpress.com/301/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/dionisioorunitia.wordpress.com/301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/dionisioorunitia.wordpress.com/301/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/dionisioorunitia.wordpress.com/301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/dionisioorunitia.wordpress.com/301/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dionisioorunitia.wordpress.com&amp;blog=7818671&amp;post=301&amp;subd=dionisioorunitia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>SHELLAC @ Cage Theatre (Livorno, 23/05/2011)</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 17:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dionisio Orunitia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando son venuto a sapere che a dicembre gli Shellac avevano suonato a Bologna e a Torino senza che io ne sapessi niente mi era girata cosi male che pensavo di andarli a vedere per capodanno all&#8217;Hammersmith a Londra. Poco infattibile devo dire. Poi, per fortuna, vengo a sapere che in maggio avrebbero fatto una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dionisioorunitia.wordpress.com&amp;blog=7818671&amp;post=284&amp;subd=dionisioorunitia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">Quando son venuto a sapere che a dicembre gli Shellac avevano suonato a Bologna e a Torino senza che io ne sapessi niente mi era girata cosi male che pensavo di andarli a vedere per capodanno all&#8217;Hammersmith a Londra. Poco infattibile devo dire. Poi, per fortuna, vengo a sapere che in maggio avrebbero fatto una data a Livorno: signori, benvenuti. Adesso si gode.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.debaser.it/users/13564603/20115191519457.JPG" alt="" width="480" height="300" /></p>
<p>Il fatidico compito di aprire la serata spetta a Helen Money, una bionda armata esclusivamente di violoncello ed effetti vari, tra cui un&#8217;interessante loop-box con cui si crea le basi su cui suonare. I primi pezzi li ho trovati quasi insopportabili, decisamente troppo mosci; poi però l&#8217;intensità ha preso a crescere ed io ho iniziato a reputare azzeccato l&#8217;esperimento. A convincere maggiormente sono i crescendo, dal vago sapore post-rock, e le fasi più concitate. Certo, non si tratta di una proposta facile da comprendere e da assimilare, ma è anche vero che chi ascolta un gruppo fuori dagli schemi come gli Shellac può riuscire ad aprire la propria mente anche ad una musica come quella di Helen Money. Personalmente, anziché un gruppo banale e fuori contesto ho apprezzato molto di più una cosa simile.</p>
<p>Ovviamente, il piatto forte della serata sono gli Shellac. Si fanno il soundcheck da soli, senza tecnici o altro in mezzo alle palle, e si presentano come segue: Todd Trainer, batteria, capelli lisci dietro e sparati davanti che sembrava uscisse da una band emocore; Bob Weston, basso, più un impiegato delle poste che un musicista; e poi lui, Steve Albini, il padre unico ed indiscusso del math rock, in salopette da operaio e occhialini tondi. Poi, prima di iniziare a suonare, si cambia dietro un ampli e ricompare in calzoni e maglietta, con la chitarra non a tracolla bensì legata in vita con un&#8217;improbabile cinghia.<br />
<span id="more-284"></span>Parte il concerto, e una cosa è subito evidente: dal vivo gli Shellac non sono solo Steve Albini. Il vero mattatore della serata è Todd: batteria in posizione centralissima, non arretrata come si fa di solito bensì frontale, bacchette al contrario, precisione millimetrica (come strcazzo fa a tenere costantemente sul charleston un 4/4 mentre col resto della batteria fa tempi disparissimi, mi chiedo) e attiditune da vendere, con tanto di soventi colate di sudore misto a bava. Quasi un frontman. Bob invece mostra un atteggiamento più cazzeggioso (con tanto di siparietto -&#8221;fatemi pure delle domande&#8221; -&#8221;siete più grandi di gesù?&#8221; -&#8221;no&#8221; -&#8221;cos&#8217;hai mangiato per cena?&#8221; -&#8221;non ricordo, anzi si, pesce spada&#8221;) pur non perdendo di vista il suo obiettivo: creare una sezione ritmica rocciosa, monolitica, inattaccabile, quasi a far da base per il drumming, considerato quest&#8217;ultimo più come uno strumento solista che non ritmico. Steve, come suo solito, si muove in maniera scattosa e macchinosissima.<br />
I brani proposti coprono, come previsto, un pò tutte le fasi discografiche della band: si passa da &#8216;Copper&#8217; a &#8216;Squirrel Song&#8217;, da &#8216;Steady As She Goes&#8217; a &#8216;My Black Ass&#8217;, da &#8216;Watch Song&#8217; ad &#8216;A Minute&#8217;, più (tra le altre) le varie &#8216;Crow&#8217;, una sentitissima &#8216;Prayer To God&#8217;, e &#8216;Dog And Pony Show&#8217;, tutte intense e precise. Ma è con &#8216;The End Of Radio&#8217; che la serata raggiunge indiscutibilmente il suo apice: una decina di minuti meccanici, ripetitivi, segnati da quattro costanti note di basso (Bob spacca il decimo di secondo) a cadenzare il parlato di Steve , mentre Todd si aggira per il palco armato esclusivamente di rullante e bacchette.<br />
Eclatante, poi, il finale dello show, con tutti e tre i membri della band impegnati a suonare piatti, tra cui uno collocato dietro al batterista (ho passato tutto il concerto a chiedermi a cosa servisse).<br />
Quando la band scende dal palco tutti ne vorrebbero ancora, ma gli Shellac non concedono bis: ancora tre pezzi avevano detto, e ancora tre pezzi sono stati. Resta l&#8217;amarezza che è già finita, si, ma resta ancor più forte la consapevolezza di aver appena visto davanti ai propri occhi una band che è storia ed una persona che è leggenda. Più di così, cosa volete?</p>
<p>Ultimo appunto: le magliette nere con scritta nera sono a dir poco geniali.</p>
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		<title>Perché la vendetta va gustata fredda</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 18:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dionisio Orunitia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc6/229500_2027793702879_1485163390_2328244_1212697_n.jpg" alt="" width="271" height="720" /></p>
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