Mettiamo i puntini sul 2011

dicembre 20, 2011 at 7:44 pm (Musica) (, , , , , , , , , , )

Vediamo di mettere i puntini su questo 2011 musicale. Premetto che non ho avuto modo di sentire molti dischi, e che in ogni caso ho trascurato molti generi dedicandomi quasi esclusivamente al black metal e al post rock (due mondi quasi diametralmente opposti, ma qui ci sarebbe da aprire una parentesi troppo lunga…) dunque quanto scriverò sarà basato esclusivamente sulle esperienze personali.

Le sorprese. Tre nomi, ma che nomi! In primis, in ambito black metal, i Blut Aus Nord, capaci di realizzare una doppietta micidiale nell’arco di una decina di mesi se non di meno, e il terzo episodio deve ancora arrivare. Spostandoci al post rock, gli Sleepmakeswaves hanno dato vita, con ‘…And So We Destroyed Everything’, ad un lavoro decisamente più ispirato dei precedenti. Mi ero promesso di scrivere qualche riga in proposito, spero di farlo quanto prima. Per concludere tornando al metal, i Machine Head; sorpresa per me, non certo per chi li conosce da anni. Ma, a fronte di una proposta che non mi ha mai attirato più di tanto, il nuovo ‘Unto The Locust’ è una vera macchina da demolizione. Potrei poi aggiungere due nomi dal panorama italiano: Ghostrider e Crown Of Autumn. Trovate su Italia di Metallo ulteriori dettagli.

Le conferme. Conferma ad altissimo livello per gli Wolves In The Throne Room, che ancora non hanno cannato un colpo. Dispiace rilegarli “solo” nelle conferme, ma di certo non si può parlare di sorpresa dato il livello qualitativo a cui ci hanno sempre abituati. Sul fronte post rock non deludono i Maybeshewill, probabilmente una delle fonti d’ispirazione primaria degli Sleepmakeswaves di cui parlavo poco sopra. ‘I Was Here For A Moment, Then I Was Gone’ prosegue coerentemente col resto della discografia, abbandonando forse definitivamente gli elementi più sperimentali e puntando sulla dolcezza e sulla morbidezza. Conferma infine, ma in senso negativo, per Burzum. Esce di galera e dà vita ad un lavoro che, passata l’euforia del momento, si rivela per quello che è: un disastro. Non contento del flop di ‘Belus’ torna un anno dopo con ‘Fallen’; dunque, resosi conto dell’oscenità commessa, tenta di risalire la china riregistrando pezzi vecchi. Una sola parola: finito.

Le delusioni. Spiegato sopra perché Burzum vada ritenuto una conferma più che una delusione, restano i Queensryche. Rilanciatisi tra il 2006 e il 2009 con due album comunque validi, sono sprofondati nel baratro più totale con l’ultimo ‘Dedicated To Chaos’. La dedica prima dei titoli di coda?

Il limbo. Ad affollarlo, tutti quegli album che hanno un sapore insipido, o a cui non ho ancora saputo dare una collocazione ben definita. A far compagnia agli Agalloch, inseriti nel limbo con quel ‘Marrow Of The Spirit’ del 2010 che ancora non so se etichettare come un passo in avanti o come due all’indietro, vanno ora i Taake, con un ‘Noregs Vaapens’ che li risolleva parzialmente rispetto all’album omonimo, ma che rimane anni luce lontano dai fasti dei tempi che furono. Limbo anche per gli Ulver: non perché ‘Wars Of The Roses’ non sia bello, ma semplicemente perché non so quanto possano ancora avere di nuovo da dire, dopo una onoratissima carriera in cui hanno sperimentato lo sperimentabile. ‘Perdition City’ è datato 10 anni ma suona ancora futuristico, il nuovo lavoro invece ha meno di un anno di vita eppure sembra già antico; perché, forse, più che una conferma è un’autocelebrazione. Chiudono i Necrodeath, da sempre a mio avviso fautori di una musica anonima che ha avuto alti e bassi. ‘Idiosincrasy’ si candida come alto (che l’esperienza Ghostrider abbia giovato?) ma ha ancora delle ali troppo piccole per spiccare il volo.

Il podio. Se guardiamo alle band, sul gradino più alto salgono i Blut Aus Nord: un uno-due del genere vale infatti la vetta, e oltretutto non è finita qua. Seguono a distanza ravvicinata gli Wolves In The Throne Room, e se andiamo a vedere i singoli album l’ordine avrebbe potuto invertirsi. Podio monopolizzato come album, ma c’è ancora spazio per una band, e qua la scelta è ardua. Forse si può assegnare il terzo posto ai Machine Head, ma non sarebbero gli unici a meritarlo.

 

Salvo capovolgimenti di fronte dell’ultima ora, questo è quanto. Vediamo cosa ci riserva poi il 2012…

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